
Da settembre a novembre Matera accoglie artisti e creativi internazionali per dieci progetti che intrecciano arte contemporanea, memoria, artigianato e comunità. Prende forma “Terre Immerse – Comunità Creative Euromediterranee”, uno dei programmi di residenza artistica di Matera 2026.
Matera si prepara ad accogliere nuovi linguaggi, visioni e contaminazioni culturali con “Terre Immerse – Comunità Creative Euromediterranee”, il programma di residenze artistiche inserito nel percorso di Matera 2026. Sono stati selezionati dieci progetti che porteranno nella città lucana artisti e creativi provenienti da otto Paesi dell'area euromediterranea, chiamati a confrontarsi direttamente con il territorio, le comunità e il patrimonio materiale e immateriale della città.
Dieci progetti per raccontare Matera attraverso nuovi linguaggi
Le residenze si svilupperanno tra settembre e novembre 2026 e trasformeranno Matera in un laboratorio creativo diffuso. Non si tratta semplicemente di ospitare artisti in città: il programma punta a creare un rapporto diretto tra gli autori, gli abitanti, gli artigiani e i luoghi, facendo del territorio stesso parte integrante del processo creativo.
Danza, fotografia, cinema, fumetto, design, artigianato e sperimentazione sonora diventano così strumenti diversi attraverso i quali osservare e reinterpretare Matera. Sassi, gravine, ambienti ipogei, cisterne, paesaggi e antichi saperi entrano nei progetti come elementi vivi, capaci di generare nuove narrazioni contemporanee.
Dai suoni delle gravine alla tradizione della cartapesta
Tra i percorsi selezionati emergono approcci molto differenti. Sophie Usunier lavorerà a contatto con gli artigiani materani della cartapesta, mettendo in relazione una tradizione profondamente radicata nella cultura locale con la ricerca artistica contemporanea.
Sara Persico svilupperà invece un'indagine sul paesaggio sonoro, raccogliendo e rielaborando i suoni di luoghi caratteristici del territorio, dalle gravine agli ipogei e alle cisterne. Un modo diverso di leggere Matera, non soltanto attraverso ciò che si vede, ma anche attraverso ciò che normalmente rimane in secondo piano: rumori, risonanze, silenzi e tracce sonore degli spazi.
Il lavoro di Larbi Namouchi partirà invece dai gesti legati ai mestieri e alla vita quotidiana, trasformandoli in materia coreografica e movimento. Altri progetti esploreranno il fumetto, il cinema, i biomateriali e ulteriori forme di sperimentazione artistica, componendo un programma volutamente multidisciplinare.
Un dialogo tra comunità locale e Mediterraneo
Il valore di “Terre Immerse” risiede soprattutto nell'incontro. Gli artisti non sono chiamati semplicemente a produrre un'opera ispirata a Matera, ma a entrare in relazione con chi la città la vive, con le sue competenze, le sue memorie e i suoi spazi.
Il programma assume così una dimensione euromediterranea: Matera diventa luogo di scambio tra esperienze e culture differenti e, allo stesso tempo, il patrimonio locale viene reinterpretato attraverso prospettive provenienti da altri territori.
Ad aprire il programma, il 2 settembre 2026, è Emily Jacir, dando il via a un percorso che accompagnerà la città nei mesi successivi e che porterà progressivamente alla realizzazione e alla restituzione pubblica dei diversi progetti.
Matera come laboratorio creativo
Con “Terre Immerse”, Matera rafforza una modalità di produzione culturale che non considera il patrimonio come qualcosa di immobile da conservare e osservare, ma come una risorsa con cui continuare a creare.
Artigianato, paesaggio, memoria e vita quotidiana diventano materiali attraverso i quali costruire nuove esperienze artistiche e nuovi legami con il Mediterraneo. Un processo che nei prossimi mesi permetterà anche al pubblico di scoprire Matera attraverso prospettive insolite, nate dall'incontro tra la città e gli artisti che la attraverseranno.
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