Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo
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Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo

Monumento simbolo di Montescaglioso, l'Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo domina la parte alta del borgo sul luogo dell'antica acropoli. Chiostri rinascimentali, affreschi, ambienti monastici e la straordinaria Biblioteca dell'Abate raccontano oltre mille anni di storia religiosa, artistica e culturale.

L'esperienza

L'Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo è il grande monumento identitario di Montescaglioso e uno dei complessi monastici più importanti della Basilicata. Sorge nella parte più alta del borgo, in un luogo già occupato nell'antichità dall'acropoli dell'insediamento indigeno e greco: resti archeologici dell'antica città sono stati individuati nell'area dei chiostri e degli ex giardini del monastero. Le origini della presenza benedettina nel territorio affondano nell'Alto Medioevo. Il complesso conobbe però una fase decisiva di sviluppo nella seconda metà dell'XI secolo, durante il dominio normanno. Il 29 settembre 1099 venne consacrata la nuova chiesa abbaziale e, grazie a donazioni e privilegi, il monastero arrivò a controllare vasti possedimenti nel territorio di Montescaglioso, nel Metapontino e in altre zone della Basilicata. Dopo un periodo di declino, nel 1484 l'abbazia fu unita alla Congregazione benedettina riformata di Santa Giustina di Padova. Cominciò allora una nuova stagione di ampliamenti e trasformazioni: furono riorganizzati gli spazi monastici, realizzati e rinnovati i chiostri e arricchiti di decorazioni diversi ambienti del complesso. I lavori ai chiostri risultano conclusi nel 1556, mentre la ricostruzione della chiesa, iniziata nel 1590, si protrasse fino al 1650. Il cuore dell'abbazia è costituito dai suoi chiostri, attorno ai quali si articolano gli antichi ambienti della vita monastica. Il percorso permette di incontrare porticati, celle, refettorio, cucina e numerosi elementi architettonici e decorativi stratificatisi nel corso dei secoli. Particolarmente interessante è anche l'ingegnoso sistema di raccolta dell'acqua: sono state individuate quattordici cisterne capaci complessivamente di raccogliere oltre due milioni di litri. Uno degli ambienti più affascinanti è la Biblioteca dell'Abate. Le pareti conservano un importante ciclo di affreschi dei primi decenni del Seicento, in parte attribuito a Girolamo Todisco o alla sua bottega, nel quale compaiono santi, filosofi dell'antichità e figure allegoriche legate alle virtù. L'abbazia conserva inoltre testimonianze archeologiche e artistiche che attraversano epoche molto diverse. Tra queste figura il Telamone di Montescaglioso, scultura datata tra il III e il II secolo a.C. e probabilmente appartenuta a una struttura funeraria monumentale. Alla fine del XVIII secolo la lunga presenza benedettina entrò nella sua fase conclusiva: nel 1784 i monaci si trasferirono a Lecce portando con sé opere, biblioteca e archivio; con l'età napoleonica l'abbazia venne soppressa. Dopo ulteriori passaggi, con l'Unità d'Italia il complesso divenne proprietà del Comune di Montescaglioso. Visitare l'Abbazia di San Michele Arcangelo significa attraversare in un unico luogo archeologia, Medioevo, Rinascimento, arte e vita monastica. Le sue dimensioni, i chiostri, gli affreschi e la posizione dominante sul territorio ne fanno non soltanto il simbolo monumentale di Montescaglioso, ma uno dei grandi luoghi culturali della Basilicata.

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